Rifugio Campo Imperatore

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Il Rifugio Campo Imperatore, anche noto come Albergo di Campo Imperatore, è una struttura alberghiera posta a margine dell'altopiano di Campo Imperatore, alle pendici di Monte Aquila, nel massiccio del Gran Sasso d'Italia, all'interno del territorio comunale dell'Aquila.
Realizzato negli anni trenta, è famoso per essere stato, tra il 28 agosto ed il 12 settembre 1943, la prigione di Benito Mussolini sino alla sua liberazione avvenuta ad opera delle forze armate tedesche. Oggi è la principale struttura ricettiva dell'omonima stazione sciistica, nonché punto di partenza per l'escursionismo sul versante occidentale del Gran Sasso.

Storia

La realizzazione dell'albergo si inserisce in un più ampio progetto di sviluppo turistico e sportivo dell'Aquila e del suo compresorio promosso dal fascismo a partire dagli anni trenta del XX secolo. Tra il 1931 ed il 1934, venne studiata la realizzazione di un impianto a fune per collegare la conca aquilana ed in particolare Assergi, precedentemente unificato al territorio comunale del capoluogo nell'ambito dell'operazione detta della Grande Aquila, con il versante occidentale del Gran Sasso; il progetto originario prevedeva due tratte dalla lunghezza complessiva di 4500 metri e l'arrivo a Campo Pericoli, alle pendici del Monte Aquila, di cui venne tuttavia realizzato solo il primo troncone per Campo Imperatore.
Nel 1934, nei pressi della stazione di monte della funivia e su un terreno donato all'amministrazione comunale da Alfonso Dragonetti De Torres, marchese di Pizzoli e patrizio dell'Aquila, venne realizzato un grande e moderno albergo per garantire ospitalità ai turisti del complesso, stimati in 30.000 annui.
L'albergo tuttavia divenne celebre soprattutto nel 1943, allorché in seguito alla caduta del fascismo ed al conseguente arresto di Mussolini, venne scelto come prigione per l'ex capo del Governo in attesa di consegnarlo alle forze alleate. Mussolini fu portato a Campo Imperatore il 28 agosto dopo essere già stato tenuto prigioniero nelle isola di Ponza e della Maddalena, a differenza delle quali il Gran Sasso appariva un luogo più sicuro ed inaccessibile, tanto che ivi il duce, sentendosi finito, tentò di uccidersi tagliandosi le vene. Il 12 settembre, invece, con un'azione a sorpresa che prese il nome di Operazione Quercia, alcuni alianti con un centinaio di paracadutisti tedeschi riuscirono ad atterrare nella piana davanti l'albergo ed a liberare il prigioniero tra lo stupore ed il disorientamento dei soldati italiani che non ostacolarono in alcun modo l'operazione.
Nel dopoguerra l'albergo venne più volte riammodernato ed affiancato da altre strutture ricettive, tra cui un ostello.

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